Conte

Io ho già fatto la prova costume, quest’anno. Non si è rotto. Quindi l’ha superata.

Nicotine

La felicità non è uno stato d’animo.
È un fenotipo, come il colore degli occhi.

E

P – Non ti faccio schifo con questi occhiali da Clark Kent?
E – No, perchè so che dietro c’è Superman.

Caffeine

C – Ha il ragazzo.
P – Ha anche delle magliette rosse?

Caffeine

D – Vivi in un mondo tutto tuo.
P – E’ strano soltanto che sia peggio dell’altro.

Endorphin

Istante in cui si rompe il velo del quotidiano e delle cose come stanno.
Tutto è buono, tutto ha senso.
6.30 del mattino, non dormo ma cammino.
E’ luglio ma è fresco.
La città è deserta ma alcuni sono in strada.
Qualcuno va per le strade, ma tutti in bicicletta.
Tutti nella stessa direzione. Che non è la mia.
Un solo pensiero ed è buono.

Nicotine

I ragazzi timidi sono le ragazze brutte.

Il Sistema Periodico by Primo Levi

Si chiamano anche gas nobili, e qui ci sarebbe da discutere se veramente tutti i nobili siano inerti e tutti gli inerti siano nobili.

Una certa moralità dominante per cui -chi non lavora non mangia-.

Aveva studiato medicina ed era diventato un buon medico, ma non gli piaceva il mondo. Gli piacevano cioè gli uomini, e particolarmente le donne, i prati, il cielo: ma non la fatica, il fracasso dei carri, le mene per la carriera, le brighe per il pane quotidiano, gli impegni, gli orari e le scadenze; nulla insomma di quello che caratterizzava la vita affannosa della città di Casale Monferrato nel 1890. Avrebbe voluto evadere, ma era troppo pigro per farlo. Gli amici ed una donna, che lo amava e che lui sopportava con distratta benevolenza, lo convinsero a concorrere per il posto di medico a bordo di un transatlantico di linea; vinse agevolmente il concorso, fede un solo viaggio da Genova a Nuova York, ed al ritorno a Genova rassegnò le dimissioni, perchè in America -a j’era trop bordel-, c’era troppo fracasso.

Era di fantasia pedestre e lenta: viveva di sogni come tutti noi, ma i suoi sogni erano saggi, erano ottusi, possibili, contigui alla realtà, non romantici, non cosmici.

Chi va in caccia non ha che da prendere il fucile, anzi meglio la zagaglia e l’arco, e mettersi per il bosco: il successo e l’insuccesso dipendono solo da lui. Prendi e parti, quando il momento è giunto gli aruspici e gli àuguri non hanno luogo, la teoria è futile e si impara per strada, le esperienze degli altri non servono, l’essenziale è misurarsi. Chi vale vince, chi ha occhi o braccia o fiuto deboli ritorna e cambia mestiere.

Sulle dispense stava scritto un dettaglio che alla prima lettura mi era sfuggito, e cioè che il così tenero e delicato zinco, così arrendevole davanti agli acidi, che se ne fanno un solo boccone, si comporta invece in modo assai diverso quando è molto puro: allora resiste ostinatamente all’attacco. Se ne potevano trarre due conseguenze filosofiche tra loro contrastanti: l’elogio della purezza, che protegge dal male come un usbergo; l’elogio dell’impurezza, che dà adito ai mutamenti, cioè alla vita. Scartai la prima, disgustosamente moralistica e mi attardai a considerare la seconda, che mi era più congegnale. Perchè la ruota giri, perchè la vita viva, ci vogliono le impurezze, e le impurezze delle impurezze: anche nel terreno, come è noto, se ha da essere fertile. Ci vuole il dissenso, il diverso, il grano di sale e di senape.

Ed è un’età che può durare anche a lungo, ma termina col primo compromesso.

Passava le estati a fare il pastore […], e non per retorica arcadica nè per stramberia, ma con felicità, per amore della terra e dell’erba, e per abbondanza di cuore.

Mi spiegò che, facendo vita sedentaria, si forma un deposito di grasso dietro agli occhi, che non è sano; faticando, il grasso si consuma, gli occhi arretrano in fondo alle occhiaie, e diventano più acuti.

Ed ecco tutto intorno, appena toccate dal sole, le montagne candide e brune, nuove come create nella notte appena svanita, e insieme innumerabilmente antiche. Erano un’isola, un altrove.

Non valeva la pena di avere vent’anni se non ci si permetteva il lusso di sbagliare strada.

Era questa, la carne dell’orso: ed ora, che sono passati molti anni, rimpiango di averne mangiata poca, poichè, di tutto quanto la vita mi ha dato di buono, nulla ha avuto, neppure alla lontana, il sapore di quella carne, che è il sapore di essere forti e liberi, liberi anche di sbagliare, e padroni del proprio destino.

Occorre diffidare del quasi-uguale, del praticamente identico, del pressapoco, dell’oppure, di tutti i surrogati e di tutti i rappezzi. Le differenze possono essere piccole, ma portare a conseguenze radicalmente diverse, come gli aghi degli scambi; il mestiere del chimico consiste in buona parte nel guardarsi da queste differenze, nel conoscerle da vicino, nel prevederne gli effetti. Non solo il mestiere del chimico.

Sbagliare non era più un infortunio vagamente comico, che ti guasta un esame o ti abbassa il voto: sbagliare era come quando si va su roccia, un misurarsi, un accorgersi, uno scalino in su, che ti rende più valente e più adatto.

Si era innamorata un poco di molti, molto di uno, ed era fidanzata di un altro ancora.

Siamo chimici, cioè cacciatori: nostre sono -le due esperienze della vita adulta- di cui parlava Pavese, il successo e l’insuccesso, uccidere la balena bianca o sfasciare la nave; non ci si deve arrendere alla materia incomprensibile, non ci si deve sedere. Siamo qui per questo, per sbagliare e correggerci, per incassare colpi e renderli.

C’erano prati e campi di grano, e un odore aspro di sterpi bruciati che mi ha fatto venire nostalgia del mio paese: l’autunno, in tutti i paesi del mondo, ha lo stesso odore, di foglie morte, di terra che riposa, di fascine che bruciano, insomma di cose che finiscono, e tu pensi -per sempre-.

A quel tempo ero talmente giovane da pensare ancora che fosse possibile fare mutare idea ad un superiore.

Secondo lei, tutta quella mia smania di lavorare, che arrivava fino a prostituirmi alle fiabe senili del Commendatore, veniva dal fatto che io non avevo una ragazza: se l’avessi avuta, avrei pensato a lei invece che agli antociani.

Venne un furioso temporale, Giulia resistette a due fulmini, al terzo cercò rifugio contro di me. Sentivo il calore del suo corpo contro il mio, vertiginoso e nuovo, noto nei sogni, ma non restituii l’abbraccio; se lo avessi fatto, forse il suo destino e il mio sarebbero usciti fragorosamente dai binari, verso un comune avvenire totalmente imprevedibile.

Giulia si sposò pochi mesi dopo, e si congedò da me tirando su lacrime dal naso e facendo minuziose prescrizioni annonarie alla Varisco. Ha avuto molte traversie e molti figli; siamo rimasti amici, ci vediamo a Milano ogni tanto e parliamo di chimica e di cose sagge. Non siamo malcontenti delle nostre scelte e di quello che la vita ci ha dato, ma quando ci incontriamo proviamo entrambi la curiosa e non sgradevole impressione (ce la siamo più volte descritta a vicenda) che un velo, un soffio, un tratto di dado, ci abbia deviati su due strade divergenti che non erano le nostre.

Alberto mi redarguì. Per lui la rinuncia, il pessimismo, lo sconforto erano abominevoli e colpevoli.

Mi redarguì: non bisogna scoraggiarsi mai, perchè è dannoso, e quindi immorale, quasi indecente.

Scrivendo trovavo breve pace e mi sentivo ridiventare uomo, uno come tutti, nè martire nè infame nè santo, uno di quelli che si fanno una famiglia, e guardano al futuro anzichè al passato.

Titanio.

Sapevo che la licenza di sbagliare si restringe con gli anni, e che perciò chi ne vuole approfittare non deve aspettare troppo.

Un fascino intenso, che è quello della giovinezza, dell’avvenire indeterminato e gravido di potenze, e cioè della libertà.

L’esperienza insegna che proprio questa, l’affidabilità, è la virtù più costante, quella che non si acquista nè si perde con gli anni. Si nasce degni di fiducia, col viso aperto e gli occhi fermi, e tali si resta per la vita. Chi nasce contorto e lasco, tale rimane: chi ti mente a sei anni, ti mente a sedici e sessanta. Il fenomeno è notevole, e spiega come certe amicizie e matrimoni sopravvivano per molti decennni, a dispetto dell’abitudine, della noia e del logorarsi degli argomenti.

Negli ultimi anni gli eventi chimici avevano prevalso, per frequenza e intensità. Ti danno il senso del -nicht dazu gewachsen-, dell’impotenza, dell’insufficienza, non e vero? Ti danno l’impressione di combattere un’interminabile guerra contro un esercito avversario ottuso e tardo, ma tremendo per numero e peso; di perdere tutte le battaglie, una dopo l’altra, un anno dopo l’altro; e ti devi accontentare, per medicare il tuo orgoglio contuso, di quelle poche occasioni in cui intravvedi una smagliatura nello schieramento nemico, ti ci avventi, e metti a segno un rapido singolo colpo. Anche Cerrato conosceva questa milizia: anche lui aveva sperimentato l’insufficienza della nostra preparazione, e il dovervi surrogare con la fortuna, l’intuizione, gli stratagemmi, ed un fiume di pazienza.

Mi raccontasse una storia, e, se mi era permesso dare un suggerimento, doveva essere una storia delle nostre, in cui ci si arrabatta nel buio per una settimana o per un mese, sembra che sarà buio sempre, e viene voglia di buttare via tutto e di cambiare mestiere: poi si scorge nel buio un bagliore, si va a tentoni da quella parte, e la luce cresce, e infine l’ordine segue al caos. Cerrato mi disse seriamente che in effetti qualche volta le cose andavano così, e che avrebbe cercato di accontentarmi; ma che in generale era proprio buio sempre, il bagliore non si vedeva, si picchiava il capo più e più volte contro il soffitto sempre più basso, e si finiva coll’uscire dalla grotta carponi e a ritroso, un po’ più vecchi di quando ci si era entrati.

La perfezione è delle vicende che si raccontano, non di quelle che si vivono.

Stupeur et Tremblements by Amélie Nothomb

Pour le cas très improbable où tu ferais un mariage d’amour, tu serais encore plus malheureuse, car tu verrais ton mari souffrir. Mieux vaut que tu ne l’aimes pas: cela te permettra d’etre indifférente au naufrage de ses idéaux, car ton mari en a encore, lui. Par exemple, on lui a laissé espérer qu’il serait aimé d’une femme.

Si cela peut te consoler, personne ne te considère comme moins intelligente que l’homme. Tu es brillante, cela saute aux yeux de tous, y compris de ceux qui te traitent si bassement. Pourtant, à y réfléchir, trouves-tu cela si consolant? Au moins, si l’on te pensait inférieure, ton enfer serait explicable et tu pourrais en sortir en démontrant, conformément aux préceptes de la logique, l’excellence de ton cerveau. Or, on te sait égale, voire supérieure: ta géhenne est donc absurde, ce qui signifie qu’il n’y a pas d’itinéraire pour la quitter.

L’honneur consiste le plus souvent à etre idiot.

Les comptables qui passaient dix heures par jour à recopier des chiffres étaient à mes yeux des victimes sacrifiées sur l’autel d’une divinité dépourvoue de grandeur et de mystère. De toute éternité, les humbles ont voué leur vie à des réalités qui les dépassaient: au moins, auparavant, pouvaient-ils supposer quelque cause mystique à ce gachis. A présent, ils ne pouvaient plus s’illusionner. Ils donnaient leur existence pour rien.

Et en dehors de l’entreprise, qu’est-ce qui attendait les comptables au cerveau rincé par les nombres? La bière obligatoire avec des collègues aussi trépanés qu’eux, des heures de métro bondé, une épouse déjà endormie, des enfants déjà lassés, le sommeil qui vous aspire comme un lavabo qui se vide, les rares vacances dont personne ne connait le mode d’emploi: rien qui mérite le nom de vie.
Le pire, c’est de penser qu’à l’échelle mondiale ces gens sont des privilegiés.

Préférer son orgueil à la contemplation d’un visage exceptionnel, c’était un mauvais calcul.

Aspro e Dolce by Mauro Corona

Gli uomini, allenandosi nel tempo, cercano una corazza protettiva per contrastare il dolore. Il risultato è che il dolore è sempre lo stesso e le emozioni, picchiando sulla corazza, si spuntano, diventano meno potenti, meno genuine, quando non son addirittura sciolte nelle delusioni

Amare non è investire nel futuro ma fregarsene, accettare l’incognita del rischio.

Non amo frequentare quei formicai umani dove per afferrare il gancio dello skilift o un posto in seggiovia devi aspettare tre quarti d’ora. Ma nemmeno li snobbo con la frase comune “C’è troppa gente”. Anch’io sono gente e se sto là sono uguale agli altri. Molte persone fanno del sarcasmo sui luoghi affollati, evitandioli con cura. Dimenticano che dove vanno fanno numero e odore come tutti. Sono convinti che senza di loro il mondo non vada avanti, invece senza di loro il mondo andrebbe meglio.

Intanto continuavamo a parlar male delle donne. Celio ci raccontò la storia di un suo parente che, a sessant’anni, fu ricoverato in fin di vita all’ospedale di Belluno. La moglie lo aveva mollato, lui si era dato al bere. Dopo anni di vitaccia, la salute gli stava presentando il conto. Steso nel lettino aveva chiuso gli occhi ma era ancora cosciente. Accanto a lui Celio e due amici bracconieri lo vegliavano. Il giorno prima avevano provveduto ad avvertire la moglie del moribondo se avesse voluto vederlo un’ultima volta. Abitava a Bolzano. Vivevano separati da tempo, non avevano avuto figli. La donna arrivò di primo pomeriggio. Saluto i tre e s’accostò al letto, ma prima ancora che riuscisse a pronunciare il nome, il marito con gli occhi chiusi e un filo di voce sussurrò: -Mandatela via-. Gli amici gli dissero che non c’era nessuno nella stanza. -E’ lei- rispose debolmente -sento l’odore. Mandatela via-. Ma non la mandarono via perchè non se ne sarebbe andata. Dopo un po’ gli prese una mano e la tenne nella sua fino a sera quando spirò. Nonostante il tempo trascorso, non aveva dimenticato l’odore della moglie. Di quell’amore era sopravvissuto soltanto un profumo.

Il Lupo della Steppa (Der Steppenwolf) by Hermann Hesse

Dunque: “La maggior parte degli uomini non vuol nuotare prima di saper nuotare”. Spiritosa, vero? Certo che non vogliono nuotare. Sono nati per la terra, non per l’acqua. E naturalmente non vogliono pensare: infatti sono nati per la vita, non per il pensiero. Già, e chi pensa, chi concentra la vita nel pensiero può andare molto avanti, è vero, ma ha scambiato la terra con l’acqua e a un certo momento affogherà.